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Inflazione febbraio +2,4% e diminuiscono i risparmi

martedì 29 marzo 2018, 17:03 di Redazione




Scambio denaro al mercato

Dati Ocse relativi a febbraio 2018 rivelano come l’inflazione è salita del 2,4% e come i risparmi degli italiani invece siano diminuiti

Dati Ocse dicono che l’inflazione a febbraio è salita del 2,4%, anche in Italia. Il tasso è il più alto dall’ottobre del 2008 ed è dovuto, secondo quanto detto dall’organizzazione internazionale, ”all’accelerazione dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia’‘, cresciuti in maniera esponenziale nel mese di febbraio. Nell’area Ocse i prezzi al consumo nel mese di febbraio sono aumentati dello 0,4% rispetto a gennaio, mentre a a gennaio erano aumentati dello 0,2% rispetto al mese di dicembre 2010.




Nella zona euro, quindi, l’inflazione sale dal.2,3% di gennaio al 2,4%. Lo scorso anno, nel mese di febbraio era inferiore dello 0,8%. Per quanto riguarda l’Italia, anche nel nostro Paese l’inflazione aumenta, passando dal 2,1% di gennaio al 2,4% di febbraio. E se l’inflazione sale calano i risparmi che gli italiani riescono ad accumulare. Da un’analisi della Confcommercio, infatti, emerge che il risparmio delle famiglie italiane negli ultimi vent’anni è diminuito del 60%. Secondo i dati gli investimenti maggiori sono stati fatti nel settore immobiliare. L’italiano, quindi, risparmia meno e tende ha comprar casa con quello che riesce a mettere da parte.

Tutto ciò ha due precise ragioni: una crescente stagnazione del reddito disponibile e la crescita dell’età media della popolazione.

Secondo Confcommercio, infatti, “la ragione di questa contrazione, purtroppo, è imputabile alla prolungata riduzione del reddito disponibile delle famiglie del nostro Paese rispetto a quello di dieci o venti anni fa. Il Paese oggi avrebbe bisogno di un maggiore risparmio mentre le condizioni economiche attuali non lo possono consentire. La gravità della stagnazione in cui sono subentrati i redditi nel periodo pre-recessione così come la profondità della caduta dei redditi nel corso della recessione del biennio 2008-2009 si osservano meglio dunque attraverso la visione delle statistiche sul risparmio rispetto a quanto emerso dalle valutazioni sulle dinamiche dei consumi“.







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